Divina Provvidenza Onlus

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La Panca

La panca all'ingresso della guarderia è una cosa speciale, i bambini salgono e scendono, si appoggiano per mostrare un gioco a un compagno, si seggono per aspettare la mamma, alcuni poggiano le braccia e il capo abbandonandosi a un pianto disperato pensando che la mamma non ritornerà. La panca è l'incontro mio con la sofferenza.incontri con le donne.di chi viene da me riponendo la certezza che io posso trovare la soluzione al proprio problema perché sono "gringa", occhi che mi guardano fissi aspettando un segno, una risposta positiva."Tu mamita puedes! Ayudame!".Poi gli occhi si riempiono di lacrime perché io riesca a percepire meglio il dolore, la disperazione di chi mi sta di fronte. Non so dare risposta, ma la abbraccio. Gesù usa le mie braccia per dirle attraverso questo gesto che nessun essere umano è abbandonato, sento il corpo vibrare sotto le mie mani, accarezzo i capelli sudati. Un odore acre di chi dorme su un camion viaggiando tante ore con abiti sudici, sporchi di terra, sale, ma non mi da fastidio, è l'incenso della sofferenza quotidiana di tanta gente, stabilisco un contatto diretto, l'amore che ho nel mio cuore passa nel suo, è un momento bellissimo di comunione speciale senza parole. Ci guardiamo negli occhi."Non piangere".le dico."penso di poterti aiutare, siediti vicino a me.sulla panca".

Jenny e' in ufficio, la vedo dalla vetrata, quando i nostri occhi si incrociano e vede la donna seduta vicino a me sulla panca sa che dovremo occuparci di 2 o 3 bambini in piu', di una donna senza marito, senza lavoro, dovremo trovarle un posto per dormire, pagare l'affitto, di una stanza, mettere dei sandali ai piedi nudi, bocche da sfamare.

Sempre mi guarda preoccupata ma dopo il primo istante ci sorridiamo a vicenda."buscaremos una solucion, Dios esta con nosotros!".

Jenny per me è una figlia speciale, un dono di Dio, perchè da sei anni mi accompagna in questa mia avventura che col tempo è diventata anche la sua, ha imparato a conoscere il Santo Cottolengo, il santo della Divina Provvidenza e come Lui mettiamo i nostri problemi quotidiani davanti a Gesù, alla Madre Maria la nostra madre Consolatrice che intercede per noi.

Durante alcuni giorni "di tregua", con Jenny, facciamo il punto "dolente" del bilancio. Le spese fisse per mandare avanti ciò che già è programmato per un anno.le cose non programmate che si dovrebbero fare con urgenza, cose da risolvere a breve. Residuo di cassa.quasi nulla. Quando sto seduta.sulla panca.con una persona e dico "penso di poterti aiutare" di fronte a me ho ben chiare le cifre, i numeri del bilancio preventivo da gennaio a dicembre 2005.

Il mio è un profondo atto di fede perché con ciò che ho a disposizione non potrei aiutare nessuno, le cifre parlano chiaro. Ma dentro di me ho la certezza che quando dono il necessario Gesù riempirà la mia mano che non rimarrà vuota e potrò continuare ad aiutare.

Alla sera quando tutti i bambini sono usciti dall'asilo e le altalene trovano pace, stendo la biancheria nel cortile, mi guardo attorno, i lampioni nella strada sono accesi, sul filo di plastica tanti grembiulini appesi, lenzuola, asciugamani, le mani di tante donne hanno lavato questi panni, mani gonfie, un po' deformate, che con questo lavoro umile tirano avanti.
Lavoro antico.in alcune foto un po' sbiadite del Cottolengo "Piccola casa della Divina Provvidenza" tante suore hanno lavato allo stesso modo per tanti malati in carità.

Ieri la Signora Molero.seduta su di una panchetta di fronte a una grossa tina piena di lenzuola, insaponava e piangeva. Vicino a lei Alejandrina, una ragazza di 25 anni poliomelitica ospite in casa clinica per la terapia, le grucce vicino alla tina, aiutava la donna a lavare. Stavo andando in cucina quando, fermandomi, parlai con la Signora Molero, due suoi figli sono in asilo da una settimana e uno nella nostra scuola. Mentre lavava mi raccontò la sua storia, io la conoscevo già in parte, uguale a tante altre. Le sorrisi, "parlammo un po'" e smise di piangere. Alejandrina mi disse che a volte le sue mani sanguinavano per il tanto strofinare e la biancheria pulita si macchiava di rosso. Avevo un paio di guanti nuovi in valigia e glieli ho regalati perché le sue mani si riprendessero un po'. Le ho dato una grossa borsa di viveri. Con Jenny sto cercando per lei una sistemazione migliore, ora vive in quattro pareti di fango lontano dal centro abitato. Affitteremo per lei e i figli una stanza con la luce elettrica e l'uso del lavandino nel cortile. Non è facile incontrare stanze in affitto decenti, la maggiorparte sono squallide e il costo è alto. In alcuni cortili non accettano donne con più di due figli. La Molero ne ha quattro.

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